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lunedì 26 ottobre 2015

Elogio delle Macchinette



Un giorno di qualche anno fa, mentre ancora frequentavo i corsi di abilitazione all’insegnamento, mi trovai in preda al classico languorino pomeridiano.
Iniziai ad aspettare la fine della lezione a cui stavo assistendo con l’intensità di un naufrago che attende di essere salvato e, quando suonò la campanella, mi lanciai con un ricco bottino di monete alla macchinetta che stava nel corridoio dell’università.
Ciò che mi trovai davanti fu una specie di colosso metallico a tre ante, con una tastiera da astronave spaziale che prometteva ogni sorta di ben di dio a chi, sicuro dei suoi desideri, avesse saputo scegliere uno snack nella miriade di soluzioni proposte.
Piombai nell’indecisione più completa e iniziai a valutare tutte le golose alternative che ammiccavano dall’altra parte del vetro: Kitkat, M&Ms, tarallini, patatine, Fiesta, succo di frutta, mini Cocacola, caramelle ecc… ecc… .
Valutai i pro e i contro di ogni prodotto e alla fine acquistai, trionfante, un Kitkat. Fu in quel momento, mentre scartavo la mia sudata conquista, che capii che la macchinetta delle merendine, in compagnia di quella del caffè è uno dei più grandi strumenti di civilizzazione dell’umanità.
Innanzitutto, in un mondo in cui l’indecisione e il dubbio prendono il sopravvento, la macchinetta delle merendine obbliga alla certezza e alla scelta. Schiacciare 35B e gustare un Bounty è tutt’altra cosa che premere 27A e sgranocchiare, sbriciolando ovunque, presunti taralli pugliesi al gusto rosmarino. Chi va alla macchinetta deve sapere cosa vuole, deve avere delle certezze, prendere una posizione e se, come dice Mary Poppins: “chi ben comincia è a metà dell’opera”, determinarsi su un piccolo snack pomeridiano è un primo passo per scelte più grandi.
Altro contributo alla vita dato dai distributori automatici, in particolare di quelli del caffè, è lo sviluppo delle relazioni umane. “Vieni ti offro un caffè”, “beviamoci un caffè e facciamo quattro chiacchere”; “pausa caffè?” sono frasi che preannunciano, sempre, l’inizio di una grande amicizia e, tra l’altro, a un prezzo assolutamente contenuto. Con, se va male, 40 centesimi, si può facilmente ottenere: una bella figura fatta offrendo il caffè a un amico a un collega; una bevanda al gusto di caffè che contenga la caffeina necessaria alla sopravvivenza e, infine, una pausa dalla frenesia della vita quotidiana in cui condividere storie di vita e, perché no, qualche pettegolezzo.
Esperienza comune è, poi, la disavventura del “mi ha mangiato i soldi”. Le macchinette si guastano e “mangiano i soldi”. Non danno resto, ma il povero utente non se ne accorge prima e vede il suo euro imprigionato nella torre metallica, si innervosisce, inizia a abbassare convulsamente la levetta vicino alla fessura delle monete e a imprecare… il che insegna a non prendersela per cose da poco. La macchinetta ti dice che perdere un euro non è la fine del mondo e che bisogna imparare a ridere delle piccole disavventure della vita.
A proposito di soldi si può poi enumerare l’ennesimo valore della presenza dei distributori nelle nostre esistenze: insegnano la parsimonia e il risparmio.
Se vuoi prendere qualcosa alle macchinette devi avere moneta, senza moneta, il più delle volte – le oasi con i cambia soldi sono cosa da favole – rimani a bocca asciutta. Per avere la merendina o il caffè devi esserti preparato prima, aver custodito ogni centesimo, aver mentito al cassiere del supermercato che ti chiedeva:”Hai un euro?”. Così, strategia dopo strategia e centesimo dopo centesimo chi lotta per avere la sua confezioncina di biscotti diventa, inevitabilmente, una piccola formica operaia di primo livello.
Ogni mattina, quando ormai insegnante abilitata, salgo i gradini della mia scuola e mi fermo a fare una piccola spesa alle macchinette ringrazio di questa grande invenzione, con soli 1.60 euro ottengo 1 acqua, 1 caffè e dei biscotti Krumiri e sono pronta per iniziare una nuova giornata certa che se ci fossero più macchinette tutti starebbero meglio!

sabato 5 luglio 2014

Sales!

Oggi sono andata in centro per il primo giorno di Saldi. 
Il primo giorno di Saldi a Milano è un giorno in cui la gente fa un sacco di cose insensate e dice frasi come: Sandali di Prada. Lo sanno tutti che "Sandali di Prada" non è una frase ma nel primo giorno di saldi la gente lo dice come se lo fosse. 
Anche io volevo comprare dei sandaletti, non di Prada, quindi vado in uno di quei grandi negozi dove le cose e le commesse si danno un tono, ma non come da Prada, così posso comprare qualcosa anche io. 
Mi avvicino a un grande tavolinetto espositore pieno di scarpe e sandaletti e abbiamo: sandaletti con fasce di vernice multicolore, una quantità infinita di sandaletti zebrati pelosetti, i sandaletti perfetti che piacciono e me, sandaletti arancioni da "se sei bella li puoi mettere, se sei media sembri una suora, se sei brutta firmi la tua condanna". 
Mi dirigo speranzosa verso l'articolo: "sandaletti perfetti che piacciono a me" numeri rimasti: 36... 36... e di nuovo 36... (inutile dire che io ho il 39/40).
A questo punto metto il fermo immagine, mi volto guardando sprezzante il cumulo di sandaletti numero 36 e penso che vorrei urlare una cosa del tipo:"stuuuuupido negozio! sai perchè ti sono rimasti solo i numeri 36? Perché nessuno e dico NESSUNO (a parte Barbie s'intende) porta il numero 36." Ma no lo faccio e me ne vado. 

lunedì 26 agosto 2013

episodi di una qual certa spiacevolezza e curiosità



Oggi sono andata in libreria, cosa che effettivamente in questi giorni faccio eccessivamente, ma comunque sono accaduti due episodi bizzarri:
Me ne stavo a leggiucchiare "tragedie in due battute" di Campanile e me la ridevo sotto i baffi (il che significa che ridevo cercando di evitare risate fragorose e non certo che sono una donna di una qual certa bruttezza con baffi pronunciati e spioventi almeno tanto da poterci ridere sotto che poi comunque donna baffuta sempre piaciuta... o era barbuta? ma comunque non voglio lavorare al circo e tutta questa parentesi non c'entra un bel niente con quello che stavo dicendo), quindi, leggevo ridacchiando il libro di Campanile e ad un certo punto sento qualcuno che a voce alta dice: "lei è una testa di cazzo" e poi: "io sono cosa?" "Lei mi ha urtato e non mi ha chiesto scusa perciò è una testa di cazzo".
I due protagonisti di questa storia sono: un distinto signore anziano in blazer blu con occhialini dorati alias L' Utilizzatore di appellativi poco urbani come: testa di ... (Sì sì, il classico insospettabile). 
Un uomo di circa quarant'anni, zainato e vestito di sudaticcia polo grigia alias Il Destinatario degli appellativi ovvero: la testa di... 
Adesso, ammetto di non essere una mente eccessivamente logica e perciò di non sapere con certezza se ad A = lei mi ha urtato + B = Non mi ha chiesto scusa, consegue in maniera necessaria e sufficiente C = lei è una testa di... 
A me pare proprio di no. 
Forse, dico: C = lei è un sudaticcio distratto quarantenne lettore di gialli (visto che il tutto si è svolto davanti allo scaffale dei gialli ndr.) oppure C = lei e il suo zaino siete poco educati e lettori di gialli; direi ammissibile anche C = Lei è un maleducato! e un lettore di gialli! (anche con punto esclamativo) ma C = perciò lei è una testa di...
no ecco... non mi sa proprio di gran sillogismo.  
Comunque i due si sono poi guardati in cagnesco (erano l'idea platonica del guardarsi in cagnesco tanto che ho pensato: hey! si stanno guardando in cagnesco) avevano un'aria di sfida... ma nessuno ha estratto una pistola dal fodero... anche perché i libri Western, si sa, sono o pochi o inesistenti e la cosa sarebbe stata davvero poco appropriata. 
I due si sono poi dileguati e io sono passata da un'altra parte della libreria e mentre meditavo se comprare 25 libri di Bruno Munari che evidentemente non mi servivano se non perché avevano titoli appetitosi esce dal bagno, di fianco allo scaffale (altro che streghe negli armadi di Lewis), dico, esce una signora e dice a non so chi: "adesso comunque arriva la guardia".
Ma la guardia di che!? dei bagni? la guardia della libreria? e poi perché? ammetto di non aver avuto il coraggio di sbriciare che cosa ci fosse nel bagno...
Forse una cacca gigante armata di scopettone il che comunque avrebbe meritato una foto su Instagram e non una guardia, ma comunque perché la guardia dovrebbe andare a sconfiggere una cacca gigante armata di scopettone... 
In ogni caso posso assicurare che sull'insegna c'era scritto libreria... ma il bello di questi tempi è che si trovano avventure dappertutto!

sabato 24 agosto 2013

per soli 50 centesimi

Per soli 50 centesimi oggi giorno si possono fare esperienze veramente incredibili come, per esempio, usufruire dei bagni della Feltrinelli in Duomo.
il motivo per cui mi ci sono trovata è ovviamente noto a tutti sotto l'etichetta di: #bevi_come_un'oca_prima_di_uscire_di_casa, ma comunque non è il punto interessante di questa storia. 
il punto interessante è che io pensavo mi sarei trovata di fronte al solito spettacolo tanto desolante quanto suburbano di bagno pubblico: vecchia munita di spazzettone o cingalese di mezza età seduti con aria arcigna di fronte a un tavolinetto con apposito orrido piattino per "offerte per il bagno".
Quello che invece è accaduto è stato più o meno questo: sono all'ingresso del bagno e oltre la soglia mi accoglie una luce soffusa sull'azzurro e una musica new age che copre, ma senza essere invadente, il rumore di sciacquone e lo sciabordio dei lavandini. In una fila ordinata e piuttosto silenziosa un gruppetto di signore che aspettano. La fila è regolata da un tornello, modello ingresso in metropolitana, tu inserisci 50 centesimi in una fessura e il tornello ti accorda il passaggio rilasciandoti anche un buono con banda luccicante da 50 centesimi. Il buono può essere utilizzato per una consumazione all'Autogrill del piano superiore. Sul retro del buono, in modo molto educato, vieni informato che puoi riscattare il buono entro l'anno solare, che non puoi convertirlo in denaro e che non è comulabile ma in fondo non ti  importa perché tu trovi improvvisamente molto giusto aver pagato 50 cent per andare in un bagno del genere. 
Poi è il mio turno: all'interno del singolo bagno tutto è altrettanto pulito e ordinato e dopo che uno ha "reso alla terra" ciò che deve e sta per andarsene succede l'impensato: il copri tazza comincia a girare e una specie di spugna disinfettatrice lo lava con cura il tutto sempre accompagnato da celestiali note new age. 
Esco dal bagno e mi avvicino ai lavandini, i quali ovviamente sanno che voglio lavarmi le mani e mi piacerebbe anche del sapone, l'acqua inizia a scorrere e il sapone incredibilmente è lì e non sta gocciolando verdastro e schiumoso da un manomesso contenitore marrone, Parbleu! 
è una situazione anche imbarazzante per certi versi, il bagno di casa mia è sicuramente meno pulito e cordiale di questo bagno, non vorrei andarmene, ma decido di asciugarmi le mani e uscire. Mi avvicino a quello che ha tutta l'aria di essere un normale distributore di carta, sono risentita, ma in fondo, penso, nulla è perfetto. provo a tirare la mia salvietta di carta ma... alt... il distributore mi dice che devo mettere le mani davanti al sensore, un'improvvisa ventata di progresso mi proviene anche da questo oggetto.  Metto le mani davanti al sensore, niente; metto una mano sola davanti al sensore e con l'altra provo a tirare la carta, niente; sorrido alla signora che a fianco a me ha appena finito di lavarsi le mani e sta anche lei cercando di asciugarsele, niente; sventolo le mani in modo scomposto davanti al sensore, niente, schiaccio il sensore, niente. 
Esco con le mani bagnate, ma se vi avanzano 50 cent da investire...